Due navi al largo, nella nebbia tesa,
che non azzardano la stessa riva,
misurano la notte nell'attesa
di un'eco che risuona simile e che deriva,
analogo nel respiro del suo richiamo
come a dirsi da lontano “siamo”.
Non c’è l’assalto della luna piena,
ma un segnale di fumo sulla duna,
una parola scarna sulla sabbia
che non invoca e non pretende alcuna
certezza che diventi gabbia.
Lei appoggia l’orecchio alla tempesta,
impara il crollo e ne rimane intera;
Lui custodisce l’ombra che gli resta,
chiuso nel cerchio della sua trincea.
Si sfiorano nei codici dell’alba,
nei passi lenti di chi teme il varco,
mentre il respiro della terra calma
li accoglie nel tramonto che si fa arco
d’ombra e di luce sospesa.
Quando arriva, la sera non fa paura
e ogni difesa che rimane accesa
si scioglie nel sonno della notte
che con pazienza corregge la direzione
un millimetro solo a ogni vento.
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